La Scelta

John Adams ha trent’anni, è un editore molto famoso, la sua vita è perfetta, quasi invidiabile: soldi, ville, amici, macchine, una carriera avviata… eppure qualcosa lo rende insoddisfatto. La noia attanaglia le sue giornate, e nella sua mente inizia a risvegliarsi quell’idea che da sempre era rimasta latente: il desiderio di uccidere, l’eccitazione nel togliere la vita ad un’altra persona, la sensazione di onnipotenza che deriva dalla possibilità di diventare l’artefice del destino di un altro essere umano. Inizia così la violenta avventura del protagonista, che si ritrova quasi incastrato in una spirale di violenza e malvagità. “La Scelta”, romanzo d’esordio di Mario Catania, è un thriller filosofico che, con uno stile avvincente, obbliga il lettore a porsi le stesse domande del protagonista.
Nel   2009   mi   sono   deciso   a   scrivere.   La   spinta   mi   è   stata   data   una   sera   conversando   a   tavola   durante   il   nostro   incontro annuale   sul   lago   d’Orta   con   un   caro   amico   sacerdote   Rosminiano.   Parlavamo   della   vita   e   della   Chiesa   ed   io   gli   domandai   se questo    mondo    non    fosse    potuto    essere    considerato    come    una    sorta    di    purgatorio    per    tutti    noi.    La    risposta    mi    fu sorprendente:   il   padre   mi   disse   che,   a   patto   che   si   consideri   l’unicità   e   l’identità   dell’essere   umano,   la   Chiesta   stessa   non può negare la reincarnazione intesa come proseguimento della vita nell’identità dell’uomo e nella sua unicità… Allora   sì,   questo   mondo   e   questa   vita   potrebbero   essere   la   prosecuzione   di   un   percorso   passato.   Ho   pensato   dunque   di spiegare   a   mio   modo   il   perchè   di   un’esistenza   che   per   ognuno   di   noi   è   gioia   e   affanno,   anche   se   con   proporzioni   differenti, ed   ho   immaginato   di   dare   una   ragione   a   queste   diverse   proporzioni.   Esiste   il   libero   arbitrio?   Esiste   la   predestinazione? Ognuno   di   noi   è   unicamente   figlio   delle   proprie   azioni   o   deve   scontare   anche   colpe   passate?   La   spiegazione   che   ho   fornito   è stata   frutto   della   mia   fantasia   ma   fa   parte   delle   mie   idee.   Se   lo   riscrivessi   oggi,   ad   anni   di   distanza,   lo   farei   in   modo diverso… ma solo nella forma, la sostanza del mio pensiero rimarrebbe la stessa.

Ricatto alla Chiesa

Erik Palmer è un avvocato cinico e di successo. La sua vita, dedita al denaro, scorre tranquilla fino al giorno in cui un uomo compare quasi dal nulla facendogli una richiesta tanto assurda quanto irrinunciabile. Un quadro, La Visione Urbana di Ugo Pozzo, pittore futurista, nasconde due nominativi che potrebbero cambiare il suo destino a patto che sia disposto a spinger- si oltre ogni limite percorrendo la linea sottile che separa la vita dalla morte. Erik deve cambiare identità e vestire i panni di un rampante Ferrante Pretender per poter scoprire chi lo vuole uccidere. Inizia così la sua discesa agli inferi, fra uomini di chiesa corrotti e malvagi, collezionisti d’arte senza scrupoli, donne invischiate in affari poco chiari e lo spettro di una sorella prematuramente defunta. Il romanzo “Ricatto alla Chiesa” è il secondo libro dello scrittore.
I o   credevo   che   l’attività   dello   scrittore   finisse   con   la   prima   stesura.   Errori   di   noi   autodidatti!   Dal   primo   libro   ho   capito   come, dopo   che   l’idea   sia   scattata   e   sia   partita   la   prima   bozza,   occorra   un   continuo   rileggere   e   correggere   paragrafi   e   capitoli.   Ho imparato   a   pensare   a   quella   che   sarebbe   dovuta   essere   la   copertina   durante   l’intero   iter   del   libro,   ho   chiesto   al   mio   amico John   di   scrivermi   la   prefazione,   ho   pensato   meglio   ai   titoli   dei   capitoli   ed   alla   loro   divisione.   Anche   in   questo   caso   la   storia è stata per me il pretesto per affrontare tematiche di vita: dall’eutanasia al suicidio alla pena di morte, per esempio. La   copertina   raffigura   un’   Acqua      Viva   (ritratto   Farfa)   e   la   scelta   non   è   stata   casuale   poichè   molto   si   parla   di   Futurismo   nel volume   a   causa   di   una   sorta   di   “caccia   al   nome”    nascosto   dietro   ad   un   quadro   futurista   che   i   protagonisti   devono affrontare.   Mi   è   stato   fatto   notare   che   anche   in   questo   secondo   come   nel   primo   ho   sottoposto   i   personaggi   ad   un   cambio   di volto   e   di   identità:   non   vorrei   che   questo   divenisse,   per   così   dire,   una   firma   nei   miei   libri   ma,   certamente,il   fatto   non   è casuale...   sono   profondamente   convinto   che   l’   aspetto   possa   condizionare   il      comportamento   ed   il   modo   di      porci   rispetto agli   altri.   Un   cambio   di   volto   può   rappresentare   una   maschera   che,   indossata,   è   in   grado   di   trasformarci   in   quello   che   non siamo o, viceversa, possa fare uscire il vero “io” di ognuno di noi.

Tre bravi ragazzi

Sullo sfondo dell'alta borghesia torinese e milanese Federico, Edoardo ed Ilaria, tre ragazzi perbene, vivono un'esistenza apparentemente vuota fatta di valori futili e soldi facili.  La sindrome di Asperger, diagnosticata in non piu' tenera eta' ad uno di loro, non togliera' a  questi la forza di lottare diventando, al contrario, lo stimolo per superare i coetanei nella corsa della vita, mentre gli altri proseguiranno il loro cammino di devastazione fino alla resa dei conti finale. Lo strumento giuridico del Trust, il tema sociale dell'Asperger, il difficile impatto psicologico con il mondo dei figli adottivi ed il rapporto con lo sport, vissuto a tratti anche in modo ossessivo, si intersecano in un thriller socio culturale nel quale il lettore scoprirà che il  sangue non scorre  mai gratuitamente.    PIERO GROS E JOHN IRVING
Questo   terzo   libro   ha   rappresentato   per   me   una   esperienza   unica.   Sono   venuto   a   conoscenza   della   Sindrome   di   Asperger praticamente   per   caso:   un   giorno   parlando   con   un’amica   venni   infatti   a   sapere   che   ne   era   affetto   il   figlio   del   fratello. Inizialmente,   solo   per   curiosità,   decisi   di   informarmi   poi   mi   determinai   ad   andarne      maggiormente   a   fondo:   conobbi   il maresciallo      Ugo   Parenti   alias   Gnomo   ASPirino   fondatore   di   una   associazione   di   genitori   di   bambini   Asperger.   Fui   da   questi presentato    al    dott.    Maurizio    Arduino    responsabile    del    centro    C.A.S.A.    (Centro    Autismo    e    Sindrome    di    Asperger) dell’Ospedale   Regina   Montis   Regalis   di   Mondovì      dove,   grazie   alla   disponibilità   del   dottore   passai   del   tempo   al   fine   di   meglio comprendere   la      problematica.   La   Sindrome   di   Asperger   è   stata   inserita   negli   anni   ‘90   tra   quelli   che   vengono   definiti Disturbi   pervasivi   dello   Sviluppo   ed   è   oggi   ricadente   all’interno   dello   Spettro   Autistico.   E’   stata   individuata   negli   anni   ‘40   da un   pediatra   viennese,   Hans   Asperger,   il   quale,   nell’esaminare   i   comportamenti   di   alcuni   tra   i   suoi   piccoli   pazienti,   ha riconosciuto   quella   che   lui   chiamò   “Psicopatia   Autistica”   ossia   scarsa   interazione   sociale,   difficoltà   di   comunicazione   e dedizione   particolare,   quasi   paranoica,   a   particolari   interessi.   Parlando   con   lo   Gnomo   ASPirino   e   con   il   Dott.   Arduino   ho imparato   a   comprendere   come   non   esista   un   Asperger   uguale   ad   un   altro   e   come   l a   individuazione   e   la   successiva   diagnosi   debbano   essere   affidate   unicamente   a      medici   esperti.   Mi   ha   particolarmente   colpito   apprendere   come   una   sua   precoce scoperta   possa   essere   fondamentale,   se   non   per   raggiungere   una   guarigione,   che   appare   ad   oggi   impossibile,   almeno   per incanalare   il   soggetto   colpito   all’interno   della   cosiddetta   normalità.   I   test   dei   quali   parlo   nel   romanzo,   il   DSM   IV   così   come l’ASDI   (Asperger   Sindrome   Diagnostic   Interview),   sono   parametri   reali   ai   quali   i   professionisti   si   affidano   al   fine   di classificare   questo   disturbo   che,   a   tutt’oggi,   pare   non   presentare   alcunchè   di   genetico.   Sono   stato   letteralmente   “rubato” dagli   aspetti   che   sono   andato   a   toccare   tanto   da   volerne   “contestualizzare”   il   mio   terzo   romanzo   dove   tratto   la   tematica, spero,   in      maniera   sinceramente   rispettosa   delle   indicazioni   fornitemi   da   quanti,   genitori   di   bambini   e   poi   ragazzi   Asperger, questo   problema   lo   vivono   nella   realtà   di   ogni   giorno.   Il   mio   amore   per   lo   sci   ed   il   tennis   fanno   da   cornice   fornendo   spunti di ambientazione di situazioni e luoghi ad alcuni dei quali sono particolarmente legato.

C’è un alano dentro di me

Vorrei dedicare questo libro a tutti coloro che hanno il coraggio di affermare che gli animali siano privi di intelligenza, con un augurio di cuore: che siano tanto immeritatamente fortunati da trovare nella vita qualcuno che possa essere più fedele e devoto loro di un animale, che dia loro amore ed affetto in cambio di affetto ed amore, ch  dia loro sincerità ed onestà in cambio di onestà e sincerità, che non chieda altro che stare in loro compagnia fosse anche al freddo o sotto un ponte e che comprenda che può ancora esistere, in un mondo dove tutto corre, un cuore d’oro in un uomo vestito di stracci ed un cuore di stracci in un uomo vestito d’oro.
PREFAZIONE, di John Irving (...) I tempi sono cambiati e la nostra conoscenza degli animali è cresciuta. Quella che manca ancora, però, è la sensibilita’ nei   loro   confronti.   Prendiamo   l’esempio   degli   animali   domestici,   dei   cani   in   particolare,   sempre   più   presenti   nelle   famiglie italiane.   Ho   letto   da   qualche   parte   che,   nella   sola   provincia   di   Milano,   si   registra,   su   per   giù,   un   cane   ogni   dieci   abitanti.   Ho letto   anche   che   circa   100.000   cani   vengono   abbandonati   ogni   anno   in   Italia,   che   per   le   nostre   città   e   per   le   nostre campagne girovagano circa 200.000 randagi, dei quali molti rinselvatichiti. Sono cifre che fanno paura. Martina,   la   protagonista   del   libro   che   state   per   leggere,   non   ne   fa   parte.   Lei,   per   fortuna,   ha   trovato   due   “padroncini”, Mario   e   Simona,   che   sono   sensibili,   eccome.   Ma   ha   rischiato   grosso.   Lei   non   è   il   primo   cane   che   -   scusate   il   bisticcio   di parole   -   scrive   in   prima   persona,   che   racconta   la   propria   autobiografia.   Viene   in   mente   Mr.   Bones,   il   cui   monologo   interiore dà   la   trama   al   romanzo   Timbuctù   di   Paul   Auster.   Anche   la   sua   storia   -   l’attesa   della   morte   del   suo   padrone   senza   tetto   -   è triste,   ma   si   tratta,      appunto,   di   un   romanzo.   La   storia   raccontata   da   Martina,   invece,   è   vera.   E’   questo   il   punto.   Ha   sfiorato una brutta fine, ma ha trovato gli amici che meritava. E Mario e Simona hanno trovato un’amica ancora migliore. Lo   dico   per   esperienza   personale.   Da   bambino,   infatti   ero   un   grande   appassionato   di   cani.   Conoscevo   tutte   le   razze, insieme   alle   relative   caratteristiche   e   storie.   Volevo   un   cane   mio   a   tutti   i   costi   e   ai   miei   ho      rotto   le   scatole   talmente   tanto che   un   bel   giorno   -   eravamo   sotto   Natale   -   me   ne   hanno   regalato   uno.   Tam,   un   cucciolo   di   cairn   terrier,   razza   scozzese simile   al   West   Highland   white   terrier,   ma   dal   pelo   marroncino   anzichè   bianco.   Prima   di   cedere   alle   mie   richieste,   però,   i miei   mi   avevano   fatto   giurare   che   avrei   dovuto      trattare   un   eventuale   cagnolino   con   rispetto.   Mi   avevano   fatto   capire, insomma,   che   non   mi   stavano   regalando   un   giocattolo.   Anzi,   che   la   “proprietà”   di   un   cane   avrebbe   costituito   una   grande responsabilità,   la   prima   della   mia   vita.   Morale   della   favola:   Tam   ed   io   siamo   cresciuti   insieme,   condividendo   mille esperienze.   Lui   ha   imparato   da   me   ed   io   da   lui.   Per   dieci   anni   siamo   stati   amici   inseparabili,   quasi   come   due   fratelli.   Posso dire,   rifacendomi   alla   dedica   del   libro,   che   non   ho   mai   trovato   nella   vita   qualcuno   più   fedele   e   devoto   di   Tam.   E   soprattutto, con l’eccezione di Mario Catania, non ho mai avuto amico più intelligente...         Carlisle, settembre 2014                                                                                                                                         

Il mostro di Firenze

Il mostro di Firenze, una vicenda che è andata avanti per quasi mezzo secolo, tra sangue e sospetti, tra accuse e sorprese. Intorno al gruppetto dei “compagni di merende”, decenni di misteri. I particolari dei terrificanti omidici commessi dal serial killer sono ormai storia, ma lo stesso decesso di Pacciani ha contribuito a mantenere oscura tutta una serie di dettagli che contribuiscono a renderlo uno dei casi più complicati del secolo scorso. Nei primi giorni di marzo 2013, una nuova pista, poi rivelatasi infondata, contribuisce a riaccendere l’interesse per l’oscura vicenda. Mario Catania, con una narrazione serrata, un’arguzia eccezionale ed una particolare attenzione per i dettagli, ne propone una spettacolare versione romanzata, liberamente ispirata ai fatti reali. Ipotesi di assassinii su commissione e ben retribuiti, collegamenti non approfonditi tra le vittime ed un assurdo sospetto che inizia a serpeggiare quando anche solo il dubbio mette i brividi...
Pacciani che impaccio, di John Irving Ci   sono   incubi   che,   svegliandoti   al   mattino,   non   ti   ricordi   più.   Altri   invece   si   attardano   a   scomparire,   anzi   ti   accompagnano per   tutta   la   vita.   Per   me,   Pietro   Pacciani   è   uno   di   quelli.   Appena   finito   di   leggere   l’ultimo   affascinante   romanzo   di   Mario Catania   -   era   il   17   luglio   -,   scorsi   su   “La   Stampa”   di   Torino,   sotto   il   titolo   Nessuno   reclama   i   resti   di   Pacciani ,   un   articolo che raccontava: Pare   che   su   quella   tomba   nessuno   abbia   mai   portato   un   fiore.   Solo   qualche   anno   fa,   sulla   croce   in   legno,   comparvero   due mazzi   di   rose   rosse,   finte   e   sbiadite.   Il   custode   del   cimitero   disse   che   prima   stavano   davanti   a   un’altra   lapide   e   che qualcuno   le   aveva   messe   lì   per   non   buttarle   via   che   per   pietà.   A   quindici   anni   dalla   morte,   la   figura   di   Pietro   Pacciani   resta sinistra ed ingombrante: al di là di un articolato percorso giudiziario, nell’immaginario collettivo lui è il mostro di Firenze. Stamani   i   suoi   resti   sono   stati   riesumati.   Così   come   nel   giorno   del   funerale,   non   si   è   presentato   nessun   familiare.   Forse finirà   in   una   fossa   comune.   Visto?   Pacciani   e   la   storia   del   mostro   di   Firenze   continuano   a   tormentarci   ancora   oggi.   Il   mio personale   “rapporto”   con   la   faccenda   iniziò   nel   lontano   1974.   Vediamo   come.   Rivisitare   il   passato   è   come   camminare   nella nebbia.   La   forma   e   i   particolari   di   quello   che   si   cerca   di   ricordare   sono   oscurati   o   distorti.   Un   ricordo   pallido   si   dissolve   in un   altro.   Si   intuiscono   appena    i   contorni   di   un’immagine   che   prima   era   stata   nitida,   cristallina.Eppure   le   mie   prime   esperienze   in Italia,   vissute   da   studente   sedicenne,   zaino   in   spalla   e   abbonamento   eurorail   in   tasca,   le   vedo   ancora   in   alta   definizione.   Giravo   la penisola visitando le città d’arte: Padova, Venezia, Genova, Parma, Firenze, Siena, Arezzo, Roma e altre ancora. (...) Per   tirare   su   un   pò   di   soldi   per   finanziare   il   primo   viaggio,   avevo   lavorato   qualche   mese   da   benzinaio,   facendo   il   turno   di   notte   presso     una   stazione   di   servizio   vicino   a   Carlisle   (e   studiando   la   grammatica   italiana   tra   un   pieno   e   l’altro!).   Un   giorno   all’alba   avevo   visto arrivare   una   Fiat   bianca   con   una   targa   italiana:   “Fi”   Ebbi   il   piacere   poi   di   servire   il   dottor   Ugo   Pratesi   e   sua   moglie   Elena,   residenti   a Rignano   sull’Arno,   di   ritorno   dall’aeroporto   di   Glasgow,   reduci   da   una   vacanza   in   Islanda.   Arrivato   a   Firenze,   li   andai   a   trovare.   Mi conoscevano   appena,   eppure   mi   ospitarono   per   più   giorni   permettendomi   di   usare   la   loro   casa   come   base   per   le   mie   scorribande altrove.   A   quell’epoca   non   si   parlava   del   mostro.   Era   stato   commesso   solo   il   primo   delitto   (...)   Pensavo   a   come   avevo   sempre   associato il   fenomeno   dei   serial   killer   ai   paesi   di   matrice   puritana,   come   la   stessa   Gran   Bretagna   e   una   certa   America.   A   ogni   modo,   negli   anni, Pacciani   -   o   chi   per   lui   e   chi   come   lui   -   ha   contribuito   a   farmi   tornare   alla   realtà.   E   anche   a   togliere   un   po’   di   lustro,   ahimè,   al   mio   fin troppo dorato sogno italiano.                                                                                                                                        Carlisle, 23/07/13

Vi vedo al Buio

Un incontro può cambiare per sempre la nostra vita. E’ stato così per Veronica Tedeschi ed i suoi amici, giovani rampolli dell’alta borghesia, quando in montagna conoscono Lorenzo, disabile e cieco dall’età di diciassette anni dopo un incidente sugli sci. Ma il passato di questo ragazzo nasconde qualcosa di inquietante, di diabolico, e sarà grazie all’aiuto di un ex poliziotto, il dottor Ferrante Martini, che la verità verrà a galla. L’esempio dell’ex investigatore, divenuto scrittore ed in grado di svoltare il corso della propria esistenza, sarà il viatico al definitivo cambiamento di vita del Notaio Giorgio del Balzo, annoiato da una routine quotidiana alla quale sentiva di non più appartenere. Come sempre nei suoi romanzi, Mario Catania alterna il bene con il male nè più nè meno di come la vita stessa, in ogni istante, faccia  sotto gli occhi di ognuno di noi...
Prefazione, di John Irving Ho conosciuto Mario quando portava ancora le braghe corte. Era un ragazzino brillante, portato allo scherzo: si divertiva ad inventare   giochi   di   parole   che   facevano   ridere   solo   lui   ed   era   bravo   a   fare   le   imitazioni:   quella   di   un   suo   zio   catanese faceva ridere anche gli altri. Mario, insomma, l’avrei immaginato più l’autore di romanzi comici che di un giallo (termine un po’   riduttivo)   come   quello   che   state   per   leggere,   e   come   quelli   che   ha   già   scritto   e   forse   conoscerete   già.      Vi   vedo   al   buio , infatti,   è   un   libro   che   colpisce   per   la   serietà   dei   suoi   contenuti,   nonchè   della   sua   ideazione.   Nel   congegnare   le   sue   trame, infatti,   Mario   si   avvale   addirittura   della   collaborazione   dell’investigatore   ex   Criminalpol   Francesco   Saccomanno,   ora   in servizio   alla   Procura   di   Torino,   ed   il   sostituto   Procuratore   della   Repubblica   Riccardo   Ghio.   Con   consulenze   di   questo   calibro, il   libro   non   può   che   rispecchiare   una   forte   veridicità.   Non   c’è   particolare   che   non   abbia   fondamento.   Ma   oltre   all’aspetto tecnico legale, c’è anche quello socio-scientifico. In ogni suo libro Mario si occupa di tematiche di questo tipo. In   Vi   vedo   al   buio ,   si   affronta   il   mondo   degli   ipovedenti,   quelli   che   non   vedono   che   ombre,   mentre   Tre   bravi   ragazzi   parlava della sindrome di Asperger, Il mostro di Firenze: la verità oltre la cassazione di.... beh, lo dice il titolo. Mario torna al romanzo vero e proprio dopo l’intervallo di C’è un alano dentro di me,  fantasia dedicata alla sua amatissima cagnolina Martina. Non c’è due senza tre: anche in questo passaggio, infatti, mi ricorda uno scrittore britannico. Potrebbe   essere   una   formula   vincente   per      il   percorso   letterario   di   Mario   Catania:   ora   un   romanzo   serio,   ora   un divertimento.   Se   dovesse   decidere   di   seguire   il   consiglio,   per   il   prossimo   libro   gli   consiglierei   di   ispirarsi   a   ValMcDermid   e   di documentarsi sulla sua documentazione. Sarebbe un bel leggere.           J ohn Irving         New Castle-upon-Tyne Novembre 2014

Tutto sbagliato

Sullo sfondo dell’alta borghesia romana due rampanti avvocati vengono coinvolti in un  gioco tanto geniale quanto perverso ideato da un cliente amico di famiglia. Cambi di identità, brutali omicidi, viaggi tra Milano Marittima, Orta, Stresa, Nizza, Roma e  Porto Cervo portano al coinvolgimento nelle indagini dell’ex poliziotto e scrittore Ferrante Martini. Quando sembra che grazie alle sue abilità investigative la verità stia per essere svelata, però, la catena di inganni si infittisce, fino alla inaspettata resa dei conti finale, in cui nessuno è chi dice di essere e i ruoli si ribaltano. Come spesso accade nei suoi romanzi, l’autore ci insegna che la mente umana può superare l’immaginazione, e che a volte è meglio non fidarsi di nessuno.
Prefazione, di John Irving La   giustizia   non   è   sempre   stata   giudiziosa.   Per   molti   secoli   le   persone   venivano   accusate   e   condannate   per   aver   commesso delitti,   non   sempre   in   base   alle   prove   raccolte   ma   talvolta   per   la   loro   mancanza   di   status   sociale,   per   il   colore   della   pelle, perchè   si   trovavano   nel   posto   sbagliato   nel   momento   sbagliato.   E   così   via.   L’evoluzione   della   scienza   forense   ha   cambiato tutto.   Oggi,   analizzando   i   “messaggi”   lasciati   su   un   cadavere,   mettiamo,   o   sulla   scena   di   un   delitto,   i   suoi   attrezzatissimi esponenti   sono   in   grado   di   risolvere   i   misteri   sia   del   passato   sia   del   presente.   Ormai,   grazie   all’utilizzo   di   tecnologie all’avanguardia,   può   bastare   una   traccia   di   DNA   grande   come   un   granello   di   sale   per   individuare   il   colpevole   di   un   reato.   Non ci   si   limita   più   ad   ascoltare   eventuali   testimonianze,   ma   si   cerca   la   verità   dei   fatti   in   un   goccio   di   sangue,   per   esempio,   o     nell’arma   del   delitto.   (...)      La   trama   dell’ultimo   romanzo   di   Mario   Catania,   Tutto   sbagliato.   La   terza   indagine   di   Ferrante Martini ,   si   spiega   in   modo   analogo.   Vengono   seminati   indizi   che   possono   essere   letti   in   modo   bivalente,   ma   non   portano   mai ad   una   soluzione   che   non   sia   quella   finale.   La   differenza   sta   però   nella   sofisticazione   dei   metodi   impiegati   per   arrivarci,   a quella soluzione. Si   tratta   del   terzo   libro   di   Catania   in   cui   uno   dei   protagonisti,   quasi   un   alter   ego   dell’autore,   è   Ferrante   Martini,   ex commissario   della   SAM,   la   squadra   anti   mostro,   un’appendice   della   Procura   di   Firenze   ai   tempi   della   storia   del      Mostro.   Con due   libri   già   alle   spalle,   Martini   ha   iniziato   una   nuova   vita   di   scrittore,   ma   viene   spesso   coinvolto   in   indagini   private.   E’   grazie alle   conoscenze   professionali   di   questo   personaggio,   appunto,   e   alla   consulenza   di   autorevoli   avvocati   e   specialisti   in svariate   discipline,   che   il   romanzo   ci   regala   un   viaggio   attraverso   le   tecniche   investigative   di   ultima   generazione,   tutte assolutamente   attinenti   alla   realtà   e   allo   stato   dell’arte   della   scienza   forense   contemporanea.   Ma,   per   evitare   di   privare   il lettore del piacere della scoperta ed del brivido della suspence, non intendo dire altro. Come   il   grande   Graham   Greene,   nella   sua   scrittura   Mario   Catania   si   dimostra   in   grado   di   alternare   entertainments,   ovvero divertissements   dal   tono   leggero,   sebbene   non   frivolo   (vedi   l’ultima   fatica,   dedicata   alla   cagnolina   Martina),   con   romanzi   più impegnativi,    veri    e    propri    thriller    caratterizzati    dal    ritmo    incalzante,    dalla    descrizione    d’ambiente    e    dell’attenzione all’intreccio.                                                                                           John Irving   New Castle-upon-Tyne   Primo Gennaio 2016
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